SENZA TETTO

Emergenze sanitarie: un problema in aumento per le persone senza fissa dimora

A partire dal 2008 i dati delle persone accolte nei servizi cittadini hanno evidenziato un aumento delle richieste inerenti la condizione sanitaria delle persone in condizione di grave marginalità. Richieste provenienti dalle strutture ospedaliere di Bergamo, per la necessità di dimissione dei pazienti, o richieste provenienti dai servizi di bassa soglia che segnalavano condizione sanitarie precarie di utenti assistiti.

Si è rilevato un aggravarsi delle condizioni sanitarie delle persone senza dimora che ha portato alle seguenti considerazioni:

  • È stato evidenziato l’aumento della violenza a cui sono soggette le persone che vivono in strada a causa delle forme variegate di microcriminalità
  • L’alta esposizione a traumi ed incidenti
  • Si è considerata l’esposizione agli agenti atmosferici
  • Sono stati presi in considerazione i comportamenti delle persone in condizione di marginalità poco rispettosi della salute individuale (consumo di droghe o alcool, poca cura dell’igiene)
  • Infine si è evidenziata la difficoltà di accesso per questa popolazione ai presidi di tutela della salute. Difficoltà legata a motivi burocratici (mancanza di residenza, permesso di soggiorno..) e a motivi individuali legati alla poca capacità di orientare il proprio bisogno.

Normalmente per una persona che vive una condizione di grave marginalità, la salute, è considerata un aspetto secondario rispetto ai problemi di “sopravvivenza” quotidiana (un posto letto, il pasto, il vestiario…). A questo si collega anche il tema dell’igiene personale che si aggrava soprattutto in quei soggetti dove è presente una distanza percettiva da se stessi ed un abbandono determinato da sofferenze psicologiche.

Il percorso di tutela della salute per le persone senza fissa dimora è ulteriormente reso complesso da una serie di variabili: le difficoltà burocratiche/economiche per accedere ai servizi sanitari, la difficoltà ad avere interlocutori in grado di “accogliere” la domanda che spesso è mal formulata, l’impossibilità di avere luoghi di accoglienza dove poter seguire le indicazioni del post-intervento sanitario.

Per queste persone, in ultima analisi, l’accesso alle cure risulta più difficile rispetto a chi appartiene alla fascia di popolazione più agiata e acculturata.

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